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"La Storia Infinita”: come il dolore si trasforma in racconto. Una riflessione psicologica per adolescenti, genitori e terapeuti



Ci sono storie che non smettono di parlarci, anche a distanza di anni. La Storia Infinita è una di quelle narrazioni capaci di risuonare profondamente nelle esperienze degli adolescenti di oggi, nei genitori che li accompagnano e nei terapeuti che lavorano con il loro mondo interno.


Sotto il velo della fantasia, il film racconta cosa accade quando un dolore non trova parole, quando un lutto resta sospeso e quando la realtà smette di accogliere emozioni complesse. In quei momenti, il mondo interno rischia di spegnersi, proprio come accade a Fantàsia, che lentamente si sgretola.



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Il Nulla e il vuoto emotivo


Il Nulla è una delle immagini più forti del film: un vuoto che divora ciò che incontra.

È il vissuto di molti adolescenti nei momenti di sofferenza: “non sento più niente”, “non ha senso”, “non riesco a provare”.


Il vuoto non è assenza di emozioni, ma emozione congelata, non ancora pensabile.

Fantàsia che scompare diventa la metafora di un mondo interno che perde vitalità quando non trova un luogo per essere riconosciuto e trasformato.



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Il Pantano della Tristezza


La scena di Artax che sprofonda nel Pantano è una delle più potenti rappresentazioni del vissuto depressivo.


Artax è la parte fragile che cede.

Atreyu è la parte vitale che resiste, anche quando tutto sembra tirare verso il basso.


Nella terapia con adolescenti questa dinamica è frequente: una parte si sente sopraffatta e senza forza, mentre un'altra — più nascosta — tenta ancora un movimento.


La relazione terapeutica diventa allora una presenza che accompagna senza affondare, mantenendo una quota di vitalità anche quando il paziente non la percepisce dentro di sé.



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La soffitta come spazio di trasformazione


La soffitta dove Bastian legge il libro è uno spazio sospeso tra realtà e immaginazione.

È il luogo in cui emozioni confuse possono iniziare a diventare pensabili.


Il libro diventa una soglia che permette di attraversare il dolore senza esserne annientati, un contenitore narrativo che dà forma a ciò che nella realtà restava muto.

Non è fuga, ma cura: uno spazio protetto per incontrare parti di sé.



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Fantàsia come scena interna


Fantàsia è il mondo interno che torna a essere abitato.

Un luogo ricco di figure che rappresentano funzioni psichiche, possibilità, fragilità, rischi ed energie trasformative.


Il viaggio di Bastian attraversa queste parti del Sé: desideri, paure, spinte di crescita, tentazioni di fuga, grandiosità e vulnerabilità.

È un percorso di esplorazione identitaria: disgregazioni e ricomposizioni, smarrimenti e ritrovamenti.



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Il ritorno alla realtà


Il punto centrale non è fuggire in Fantàsia ma uscirne trasformati.

Bastian torna al mondo reale portando con sé qualcosa di nuovo: una storia più abitabile, un dolore più pensabile, un modo diverso di sentirsi nel mondo.


È ciò che avviene nei processi psicoterapeutici:

non evitare il dolore, ma attraversarlo;

non perdersi nella fantasia, ma usarla per dare forma a ciò che era rimasto senza voce.

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