top of page

Famiglie e confini L’intreccio sottile tra fiducia, presenza e libertà



In ogni famiglia esistono dei confini invisibili. Non li vediamo, ma li sentiamo: sono la trama che tiene insieme e, allo stesso tempo, permette di distinguersi. Si formano giorno dopo giorno, nelle parole, nei silenzi, negli sguardi che dicono “ci sono”, ma anche “ti lascio spazio”.


Spesso i confini si fanno visibili proprio quando vengono messi alla prova. Quando un bambino inizia a dire di no, quando un adolescente reclama indipendenza o un genitore teme di perderne il controllo. È in quei momenti che le relazioni si rivelano per quello che sono: sistemi vivi, dinamici, che cercano continuamente un equilibrio tra vicinanza e distanza, tra cura e libertà.


Il confine familiare non è una linea netta, ma un movimento costante. Si adatta alle fasi della crescita, cambia con le esperienze, a volte si spezza e va ricucito. Quando è troppo rigido, l’altro non riesce a respirare. Quando è troppo sottile, ci si confonde e non si sa più dove finisce uno e comincia l’altro. Nel mezzo c’è il territorio più fertile: quello della fiducia reciproca.


Nelle famiglie dove c’è fiducia, si può disaccordare senza sentirsi minacciati. Si può chiedere aiuto senza paura di deludere. Si può restare, ma anche allontanarsi un po’, sapendo che lo spazio tra sé e l’altro non è un abbandono, ma una condizione necessaria per crescere.

La fiducia non nasce tutta insieme: si costruisce nei piccoli gesti quotidiani, nell’essere ascoltati anche quando si è arrabbiati, nel sentirsi visti senza essere invasi.


Ogni relazione familiare attraversa, prima o poi, un tempo di confini incerti. Quando i ruoli si spostano, quando i figli crescono o quando qualcosa dentro i genitori cambia. Può succedere che l’amore si travesta da controllo, o che il bisogno di proteggere diventi paura di lasciar andare. Ma la libertà, in fondo, è l’altra faccia dell’appartenenza: non c’è legame che tenga se non lascia anche un po’ di spazio per respirare.


Crescere insieme, in famiglia, significa proprio questo: imparare a conoscersi nei passaggi, accettare che non si può capire tutto, ma si può stare. Si può restare presenti mentre l’altro cambia, anche quando quel cambiamento ci spaventa.


Forse il compito più difficile dell’essere genitori – e anche quello più umano – è lasciare che l’altro diventi se stesso senza smettere di sentirlo vicino.

I confini servono a questo: non a separare, ma a custodire il legame, a permettere che dentro la distanza ci sia ancora un posto in cui riconoscersi.


 
 
 

Post recenti

Mostra tutti
Quando le parole non bastano

Il linguaggio che nasce dal silenzio Ci sono momenti in cui le parole non bastano. Si spezzano, si nascondono, o arrivano troppo tardi. E allora è il corpo a parlare: con un nodo in gola, un respiro t

 
 
 

Commenti


bottom of page